Bilancio, governo battuto alla Camera. Rinviato il voto sulle intercettazioni

Il governo è stato battuto alla Camera sul rendiconto generale dello stato 2010. Berlusconi è arrivato in Aula al momento della bocciatura dell'articolo 1 del testo, con 290 a favore e 290 contro (erano richiesti 291 sì). Tremonti non ha partecipato al voto, dopo pochi minuti ha incontrato Berlusconi nelle stanze di Montecitorio, dove sono stati raggiunti da altri esponenti della maggioranza.
17 AGO 20
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Il governo è stato battuto alla Camera sul rendiconto generale dello stato 2010. Berlusconi è arrivato in Aula al momento della bocciatura dell'articolo 1 del testo, con 290 a favore e 290 contro (erano richiesti 291 sì). Dai banchi l'opposizione ha gridato "dimissioni", "dimissioni". Tremonti non ha partecipato al voto, dopo pochi minuti ha incontrato Berlusconi nelle stanze di Montecitorio, dove sono stati raggiunti da altri esponenti della maggioranza, tra cui Cicchitto, Lupi, Verdini e i ministri Fitto, Brambilla e Romano.
Determinanti per l'esito della votazione le assenze di 19 deputati del Pdl, tra cui Claudio Scajola, di sette parlamentari di Popolo e territorio (gli ex Reponsabili), incluso Domenico Scilipoti, e i quattro del gruppo misto, compresi Miccichè e Ronchi.
L'esame del rendiconto finanziario è stato quindi rinviato a domani mattina. Lo ha deciso Fini, in qualità di presidente della Camera, che ha aggiunto: "Questo voto ha evidenti implicazioni di carattere politico". "La maggioranza che sostiene il governo non esiste più, né nel paese né in questa Camera", ha commentato il capogruppo del Pd, Dario Franceschini. Bersani è tornato a chiedere le dimissioni del governo: "Un governo bocciato sul consuntivo non può fare l'assestamento di bilancio e senza assestamento il governo non c'è più. Mi aspetto che Berlusconi ora si convinca ad andare al Quirinale".
Cicchitto ha annunciato il rinvio del voto sul ddl intercettazioni, previsto per mercoledì a Montecitorio. Per il capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni: "Una legge serve ma a noi interessano cose più concrete".
In mattinata la Corte dei Conti aveva espresso parere negativo sulla riforma fiscale: “Non ha copertura”, hanno detto i giudici. “Parte delle entrate sono state usate dal decreto di agosto”. La soluzione indicata dal presidente della Corte, Luigi Giampaolino, in una audizione alla commissione Finanze della Camera è quella di “tassare beni personali e reali”, evitando i tagli lineari alle agevolazioni che “sarebbero recessivi”. Il fisco non deve insistere sul lavoro e sulle imprese. Occorre domandarsi se le incertezze che gravano sulla copertura della delega fiscale e assistenziale non rendano necessario esplorare fonti di gettito nuove, in direzione di basi imponibili personali o reali”.
“In generale – secondo la Corte dei conti – gli esiti della riforma fiscale sono incerti perché oggi i suoi obiettivi devono coesistere con più ristretti spazi di manovra”. In particolare, le incertezze derivano dalle decisioni "assunte d'urgenza per fronteggiare le recenti turbolenze economiche" che hanno comportato "un'ulteriore restrizione degli spazi utilizzabili dal riformatore fiscale".

L’ipotesi caldeggiata dai giudici contabili sembra dunque essere l’imposizione della patrimoniale.